Mammografia con tomosintesi: cos’è e a cosa serve nella prevenzione del tumore al seno
Torna anche quest’anno l’Ottobre Rosa, il mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno.. Un appuntamento che è l’occasione per ribadire l’importanza dello screening a partire da visite senologiche e mammografia, che – a seguito della pandemia – hanno subito un forte calo.. La mammografia standard è l’esame diagnostico principale nella prevenzione del tumore al seno ed è il primo passo previsto del programma di screening nazionale (fonte: Ministero della Salute) sulla popolazione femminile nella fascia d’età tra i 50 e i 69 anni. La mammografia con tomosintesi, una tecnologia di ultima generazione, permette un ulteriore studio stratigrafico della mammella: il risultato diagnostico è più completo e quindi efficace rispetto alla mammografia convenzionale in due dimensioni. Questa tecnologia combina immagini convenzionali acquisite a due dimensioni con immagini tridimensionali multistrato ottenibili da un macchinario – che si chiama tomosintesi (DBT, Digital Breast Tomosynthesis) – che, anziché restare fisso, ruota intorno al seno.
Facciamo un punto su questi esami di screening per il tumore al seno (fonte: Airc). La mammografia è un esame radiografico che permette di studiare la mammella e i tessuti che la compongono, identificando precocemente l’eventuale presenza di noduli non palpabili e altre patologie. La mammografia permette di identificare microcalcificazioni, opacità, asimmetrie di densità e distorsioni architetturali. La tomosintesi è un esame che consente di studiare la mammella in modo volumetrico riducendo i dubbi legati alla sovrapposizione di tessuto ghiandolare con una dose di radiazioni poco superiore alla mammografia tradizionale. Un’indagine diagnostica, mammografia o tomosintesi, non esclude l’altra, ma possono integrarsi a vicenda per una migliore comprensione del tessuto esaminato.
Mammografia con tomosintesi: indagini diagnostiche più precise
Come funziona la tomosintesi? Si tratta di una acquisizione di immagini della mammella in 3D possibile grazie all’oscillazione di un tubo radiogeno lungo un arco di 15 gradi di inclinazione. Le immagini acquisite vengono poi ricostruite dal processore di un computer e proposte al medico radiologo. Rispetto alla mammografia tradizionale si ha la possibilità di studiare e indagare strati sottili, da 3 a 5 millimetri di spessore, alla ricerca di anomalie impalpabili e non riscontrabili con le immagini in 2 dimensioni.
La mammografia non è di norma un esame doloroso e quindi si esegue senza ricovero, senza anestesia o sedazione della paziente. Non bisogna avere paura di farla e il consiglio è quello di rivolgersi sempre ai centri specializzati distribuiti sul territorio, come per esempio quelli che hanno ricevuto in donazione i mammografi della Campagna. Per quanto riguarda il fastidio dato dallo schiacciamento della mammella tra le piastre del macchinario è “fondamentale capire che l’esame, anche con la ulteriore tomosintesi, richiede una compressione adeguata dei tessuti. Per questo aspetto, un ruolo importante lo gioca il tecnico di radiologia che è in grado di ottenere un buon risultato minimizzando il fastidio per la paziente”, spiega in questa intervista la dottoressa Anna Abate (guarda la videointervista), medico radiologo responsabile di struttura semplice di diagnostica senologica Ospedale San Gerardo-ASST Monza.
Mammografia: esame cardine per lo screening
“Quello che serve nella mammografia è appiattire e assottigliare e rendere meno sovrapposti tutti i tessuti all’interno della mammella”, dice ancora la dottoressa Abate dell’Ospedale San Gerardo-ASST Monza: “Il vantaggio della tomosintesi è proprio questo: poter studiare i tessuti per strati singoli e quindi ridurre gli artefatti generati dalla sovrapposizione delle strutture della mammella che si riproducono nella mammografia tradizionale. Questo significa avere meno falsi negativi o positivi e dunque diagnosticare in modo più preciso i veri tumori mammari”.
La tomosintesi è indicata per tutta la popolazione femminile quando parliamo di prevenzione e screening. I maggiori benefici sono nell’esame diagnostico delle mammelle dense, ricche di tessuto ghiandolare all’interno, quindi è ideale per donne più giovani, alle quali, grazie alla tomosintesi, è possibile diagnosticare lesioni sempre più piccole.
Richiede per l’acquisizione delle immagini solo qualche minuto in più rispetto alla mammografia digitale classica. Le radiazioni assorbite dalla paziente sono pressoché inesistenti, perché il mammografo acquisisce direttamente gli strati (3D) e ricostruisce con un algoritmo matematico l’immagine in 2D, per cui la dose finale è simile a quella di una mammografia digitale tradizionale. Come ogni esame che prevede l’esposizione a radiazioni, è assolutamente vietato durante la gravidanza.
La preparazione alla mammografia non prevede particolari accorgimenti, nelle ore o il giorno precedente all’esame, da parte del paziente, in previsione dell’esame diagnostico. Si può mangiare e bere. Il consiglio è di indossare abiti comodi e di non applicare sulla pelle nella zona interessata dall’esame creme o deodoranti perché potrebbero alterare l’immagine a disposizione del medico per l’esame.
L’esame diagnostico con tomosintesi può essere eseguito anche in presenza di protesi mammarie: come per la mammografia classica è bene avvertire il personale medico come indica la dottoressa Abate: “Nel caso di protesi additive al seno, per una questione estetica, quindi non post-mastectomia, c’è la credenza popolare che non si possa fare la mammografia: assolutamente no, falso! Nei centri specializzati il personale è esperto e quindi permette di fare l’esame analizzando bene la ghiandola tenendo in considerazione le protesi. A queste pazienti è sempre necessario fare anche un’ecografia in aggiunta, perché lo studio protesico non è effettuabile con la mammografia”.