Test genetici per la prevenzione del tumore al seno

 

La storia familiare svolge un ruolo molto importante nel rischio di una donna di sviluppare o meno un cancro alla mammella. Le donne con una parente di primo grado (madre, sorella o figlia) che è stata colpita da questa neoplasia hanno un rischio doppio di sviluppare questa malattia rispetto alle donne che non presentano tale familiarità. Il rischio è tre volte maggiore se a quella parente il carcinoma mammario è stato diagnosticato prima della menopausa.

Il test per le mutazioni genetiche potrebbe diventare una routine su consiglio del medico, in base alla storia familiare e alla situazione personale. La maggior parte delle persone che sviluppano il cancro al seno non ha una storia familiare della malattia. Ma le persone con una forte storia familiare di tumore al seno, alle ovaie o di altro tipo potrebbero aver ereditato un gene anomalo legato a un rischio più elevato di tumore al seno. Tale mutazione genetica può essere responsabile fino al 10% dei casi di tumore al seno. 

 

Come si trasmette e come si accerta una mutazione genetica

Per scoprire se il tumore al seno è ereditario è possibile sottoporsi a dei test genetici, attraverso un campione di sangue o di saliva. I risultati possono aiutare lo specialista a decidere se ci sono misure da adottare per ridurre il rischio di cancro o aiutare a guidare le opzioni di trattamento nel caso in cui venga diagnosticato un tumore al seno. Tre dei geni più noti che possono mutare e aumentare il rischio di cancro al seno sono BRCA1 (cromosoma 17), BRCA2 (cromosoma 13) e PALB2 (cromosoma 16).

I geni BRCA e PALB2 permettono alle cellule mammarie di crescere normalmente e prevengono la crescita delle cellule tumorali. Ma quando questi geni contengono mutazioni che vengono trasmesse di generazione in generazione, smettono di funzionare e aumentano il rischio di tumore al seno. La mutazione genetica viene trasmessa ai figli dal padre o dalla madre e aumenta la probabilità di ammalarsi di tumore nel corso della vita.

Indicazioni di un rischio genetico di tumore al seno possono essere:

  • Casi frequenti di tumore al seno o alle ovaie in famiglia
  • Membri della famiglia malati di tumore al seno e alle ovaie
  • Comparsa di tumore al seno o alle ovaie prima dei 50 anni

 

Albero genealogico e ricerche cliniche

Prima di effettuare i test genetici, un consulente genetico lavora per costruire un albero genealogico che mostri tutti i casi di cancro al seno, alle ovaie e altri tipi di cancro nella famiglia della paziente, insieme all’età in cui si sono verificati. Si tratta di una ricostruzione storica che può aiutare visivamente a determinare l’utilità dei test genetici. Per questo motivo potrebbe essere necessario fare qualche ricerca clinica tra i membri della famiglia.

Ad esempio, se una zia è morta di cancro al fegato è importante scoprire se le è stato diagnosticato un cancro al seno che si è diffuso al fegato o un tumore che è effettivamente iniziato nel fegato. Se a una nonna è stato diagnosticato un cancro allo stomaco, ulteriori indagini potrebbero dimostrare che è stato davvero un tumore alle ovaie a diffondersi all’interno dell’addome, colpendo lo stomaco.

Con la paziente che risulti positiva per la mutazione in uno dei geni BRCA e PALB2 verranno discusse le opzioni per ridurre il rischio di sviluppare un cancro della mammella, partendo da un attento e costante monitoraggio fino ad arrivare a interventi invasivi e impegnativi, non solo da un punto di vista fisico ma anche psicologico, come l’asportazione preventiva di entrambi i seni (mastectomia bilaterale) e l’asportazione delle ovaie e delle tube di Falloppio (salpingo-ovariectomia).

 

Il caso Angelina Jolie

Si tratta delle due operazioni a cui si sottopose, tra il 2013 e il 2015, l’attrice Angelina Jolie dopo la scoperta di aver ereditato una mutazione del gene BRCA1. La stessa mutazione era stata trovata anche nel DNA della madre, morta all’età di 56 anni per un cancro ovarico, e in quello della nonna e della zia, scomparse anch’esse prematuramente per un tumore al seno.

All’attrice era stata prospettata una probabilità dell’87% di sviluppare il cancro al seno e del 50% di sviluppare un tumore ovarico. Con la rimozione dei tessuti mammario e ovarico il rischio si è notevolmente ridotto e ora per Jolie resta soltanto una probabilità del 5% di sviluppare un tumore al seno. L’ampia eco mediatica sollevata dalla vicenda ha fatto sì che i geni BRCA venissero ribattezzati “geni Jolie”.

 

Alternative alla chirurgia preventiva

Uno screening costante è da considerarsi l’unica alternativa alla chirurgia preventiva per le donne portatrici di una mutazione dei geni BRCA e PALB2. Esami clinici devono essere condotti almeno una volta all’anno a partire dai 25 anni di età, o comunque 10 anni prima dell’età di insorgenza del tumore nel familiare più giovane, mentre risonanza magnetica e mammografie devono diventare la routine annuale a partire dai 30 anni.